LA GIUSTIZIA MINORILE IN ITALIA COS’È

L’aspetto centrale della Giustizia Minorile in Italia e dei procedimenti a carico di minorenni risiede nell’idea che l’iter penale si svolga attribuendo agli sviluppi del percorso - sotto il profilo dell’evoluzione della personalità, delle esigenze educative emergenti, dell’assunzione di responsabilità – il significato di indicatori di opportunità per una strategia di intervento. Si tratta quindi di una concezione polidimensionale ed interattiva poiché fa riferimento ad aspetti intrapersonali, familiari, sociali ed ambientali intesi non separatamente ma nel loro collegamento attivo e costruttivo, legato sia alle condizioni sia alle risorse.

Il sistema penale minorile è di competenza del Ministero della Giustizia ed in particolare dal Dipartimento della Giustizia Minorile. Tale sistema è normato dal D.P.R. n. 448 del 22 settembre del 1988 “Approvazione delle disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni” e dal Decreto Legislativo n. 272 del 28 luglio 1989 “Norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 448, recante disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni”.
La disciplina relativa al D.P.R. del 1988 nasce profondamente segnata da due fondamentali acquisizioni culturali dell’ultimo decennio: la prima è quella che vede il ragazzo come portatore di diritti e, in primo luogo portatore di un diritto all’educazione; la seconda è quella che vede il momento penale non come occasione tendente a fissare il ragazzo nella figura del deviante, ma come occasione di recupero di quel processo educativo interrotto o deviato.
La normativa minorile del 1988 configura un processo penale che prevede tutte le garanzie del processo ordinario dei soggetti maggiorenni e tende a limitare la permanenza del minore nel processo per gli effetti dannosi che il contatto con la giustizia può provocare. Per la prima volta si parla esplicitamente di interesse del minore, di esigenze educative e di tutela del minore come criteri giuridicamente rilevanti destinati a influenzare esplicitamente le decisioni e le scelte in tutto il percorso processuale attraversato dal minore. La normativa minorile sottolinea che ogni intervento penale nei confronti del minore che delinque è concepito come estrema ratio e non più come regola e offre al ragazzo un ampio ventaglio di possibilità alternative e sostitutive sia al carcere che alla stessa azione penale.

Negli ultimi anni si è assistito ad un aumento della presenza di minorenni stranieri nei servizi del Dipartimento della Giustizia Minorile del Ministero della Giustizia con conseguenti limiti culturali e linguistici e/o forme di isolamento sociale che non hanno certo favorito la conoscenza del sistema italiano della giustizia minorile.
“L’adeguatezza delle misure penali non può prescindere dalla presenza di minori stranieri che ci ha portato alla necessità di creare tipologie di servizi e progetti di intervento adeguati ad una presenza che nel 1988, data del DPR 448, era del tutto inesistente. Oggi, in collaborazione con altri Ministeri, cito a mo’ di esempio:
- la “Direttiva sulla gestione della presenza dei minori rumeni non accompagnati o in difficoltà presenti sul territorio italiano” per tutelare i minori comunitari non accompagnati, a seguito dell’ingresso nell’Unione Europea, in data 1° gennaio 2007, di Bulgaria e Romania;
- il “Comitato per i Minori Stranieri” presso il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, competente sui minori provenienti da Paesi extracomunitari;
- le “Linee Guida in materia di inclusione sociale a favore delle persone sottoposte a provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria”, nelle quali sono indicate le azioni specifiche che favoriscono l’inclusione sociale della popolazione minorile straniera sottoposta a provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria;
- l’“Organismo centrale di raccordo” (OCR) che svolge funzioni di raccordo per tutti gli enti interessati alla gestione della presenza dei minori comunitari non accompagnati sul territorio nazionale, istituito in data 8 ottobre 2007, con il coinvolgimento e il consenso di tutte le Amministrazioni interessate, per la protezione dei minori comunitari non accompagnati e per l'attuazione dell'Accordo bilaterale fra Romania e Italia sulla questione dei minori romeni non accompagnati, al fine di garantirne la tutela sul territorio nazionale, dare
attuazione all’Accordo italo-romeno e valutare i progetti di accoglienza e di rientro in patria dei minori;
- i 27 progetti di mediazione interculturale sull’intero territorio nazionale con particolare riferimento all’istituzione della figura del mediatore culturale nei Servizi della Giustizia Minorile;
- i 44 corsi di alfabetizzazione, specie in favore dei minori stranieri reclusi, la maggior parte svolti presso gli Istituti Penali per i Minorenni, per favorire l’avvio di percorsi di integrazione sociale, formativa e lavorativa.”

Nel considerare i soggetti presi in carico dagli Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni (USMM) su territorio nazionale, si può notare come negli ultimi tre anni il loro numero è notevolmente aumentato: si passa, infatti, da un totale di 13 066 ragazzi (9 970 italiani e 3 096 stranieri) nel 2006 a un totale di 17 814 soggetti nel 2008 ( 14 397 italiani e 3 417 stranieri).

Per quanta riguarda invece i dati regionali la presenza degli stranieri varia in modo significativo da regione a regione e a seconda del bacino di utenza, come si può confrontare dai dati qui sotto riportati (fonte: sito del Dipartimento Giustizia Minorile, Servizio
Statistica, Archivio Storico)

Friuli Venezia Giulia:
anno 2007 totale di 312 soggetti (237 italiani e 75 stranieri)
anno 2008 totale di 418 soggetti (270 italiani e 148 stranieri).
Veneto:
anno 2007 totale di 375 soggetti (242 italiani e 133 stranieri)
anno 2008 totale di 628 soggetti (425 italiani e 213 stranieri).
Trentino Alto Adige:
anno 2007 totale di 273 soggetti (200 italiani e 28 stranieri)
anno 2008 totale di 256 soggetti (170 italiani e 44 stranieri).
Lazio:
anno 2007 totale di 1 001 soggetti (732 italiani e 269 stranieri)
anno 2008 totale di 1 023 soggetti (746 italiani e 277 stranieri).

In alcune regioni la presenza dei minori stranieri nel circuito penale della Giustizia Minorile, tra il 2007 e il 2008, è quasi raddoppiato in tre Regioni, mentre nel Lazio il loro numero è rimasto invariato.

All’oggi risulta più che mai necessario l’avvio di azioni di comunicazione sociale diffuse e di sensibilizzazione dei contesti territoriali, nonché di valorizzare e consolidare reti esistenti, rispetto a: conoscenze, competenze di promozione, utilizzo e gestione delle opportunità offerte dal sistema della giustizia minorile presso gli stakeholders pubblici e privati del territorio ed i destinatari finali, in modo da creare una messa in circolo dei soggetti che a differente titolo sono coinvolti.
I progetti di mediazione culturale, ora diffusi su tutto il territorio nazionale, si configurano come attività orientate a facilitare l’incontro e la relazione tra i Servizi Minorili e minori di etnie altre, agevolando i processi di reciproca decodificazione culturale delle norme implicite ed esplicite che regolano la vita istituzionale e le relazioni sociali. Il mediatore culturale fornisce ai Servizi strumenti idonei ad adottare un punto di vista interculturale nella progettazione e nella realizzazione delle attività rivolte all’utenza e alla sua integrazione nel tessuto sociale.

[1] Relazione  “Sistemi integrati della giustizia minorile: le nuove sfide della Giustizia Minorile in Italia” della Dott.ssa Serenella Pesarin (Direttore Generale per l’Attuazione dei Provvedimenti Giudiziari – Ministero della Giustizia..


Nell’ambito del PON “Sicurezza per lo Sviluppo del Mezzogiorno d’Italia” 2000-2006 sono stati tra gli altri realizzati nel 2008 due progetti strettamente attinenti alla tematica in oggetto: il primo, “Formazione nel campo delle pratiche di gestione della popolazione minorile non accompagnata”, ha avuto per oggetto la realizzazione di un corso al quale hanno partecipato diversi attori territoriali: forze dell'ordine, autorità giudiziarie minorili, operatori dei servizi della Giustizia Minorile; il secondo, “Trattare la diversità: corso di formazione sui minori stranieri e neocomunitari all’interno degli Istituti Penali Minorili”, ha realizzato un programma di aggiornamento degli operatori volto a promuovere modelli di gestione rispondenti ai bisogni dei minori stranieri presenti nelle strutture della Giustizia Minorile e tali da facilitare processi di integrazione sociale.

Le attività in atto della Direzione Generale per l’attuazione dei provvedimenti giudiziaria del Dipartimento per la Giustizia Minorile in Italia

 
Progetto OLTRE LA DISCRIMINAZIONE - Comunicazione sociale su minori immigrati e giustizia minorile
Ente Promotore e Gestore: Ministero della Giustizia, Dipartimento per la Giustizia Minorile, Direzione Generale per l’attuazione dei provvedimenti giudiziari
Progetto co-finanziato dal Programma Quadro Solidarietà e Gestione dei Flussi Migratori, 2007-2013
Fondo Europeo per l’integrazione dei cittadini dei paesi terzi.
Autorità Responsabile Ministero dell’Interno DLCI - Dipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione, Direzione Centrale per le Politiche dell’Immigrazione e l’Asilo

Realizzato dal RTI composta da AICCRE, Istituto Don Calabria e IPRS