Minori stranieri nei Servizi della Giustizia Minorile ed analisi del fabbisogno

I minori stranieri che intraprendono percorsi devianti rappresentano un fenomeno in  aumento a causa sia dell’incremento generale della popolazione straniera sia di  specifici fattori di rischio legati ai processi migratori e al loro strutturarsi intorno a percorsi di illegalità, ovvero gravitanti intorno a zone al limite della legalità. Tali fattori vanno poi, con riferimento a soggetti minori di età, ad interagire con le problematiche legate alla crescita che, per quanto talune culture possano marcare in misura minore l’età di passaggio dell’adolescenza, “complicano” i processi di costruzione identitaria con quelli di integrazione culturale e sociale. I molteplici elementi di rischio sono, quindi, riconducibili alla situazione del paese di origine dal punto di vista della destabilizzazione del sistema politico, del dissesto del sistema economico e del conseguente livello di disgregazione sociale. Questi fattori influenzano direttamente le c.d. catene migratorie dal paese di origine a quello di approdo e l’esposizione a reti delinquenziali che si alimentano di tali flussi e movimenti. Gli ultimi dati a disposizione confermano il trend relativo ad una prevalenza dell’utenza straniera nei servizi della Giustizia minorile nei contesti del Centro-nord e di quella italiana nei territori del Sud. Tali dati appaiono tanto più significativi nei contesti interessati dal progetto.

Nei servizi e nelle strutture penali minorili (Istituti Penali per i Minorenni, Centri di Prima Accoglienza, Comunità Ministeriali, Uffici di Servizio Sociale, Comunità del privato sociale), forte è la presenza di adolescenti immigrati da Paesi extra-europei e scarsa è la loro consapevolezza su servizi e attività a loro rivolte, nonché sulle opportunità loro offerte dalla normativa vigente per una piena reintegrazione sociale, formativa e di inserimento professionale. Spesso i limiti culturali e linguistici non consentono di attivare una serie di opportunità che permettono la valorizzazione, ad esempio, dei percorsi scolastici o formativi già attuati nel paese di provenienza, di competenze e abilità utili per l’inserimento lavorativo, creando quindi una riduzione di possibilità di accesso a percorsi di integrazione e di pieno recupero sociale, attraverso gli istituti giuridici previsti nella normativa penale minorile. Inoltre tali limiti culturali e linguistici aggravano ulteriormente la condizione di emarginazione e di sfruttamento che talvolta vivono i minori e i giovani sottoposti a procedimenti penali, alimentando perciò i fattori di vulnerabilità e di possibile ulteriore coinvolgimento in attività illecite.
D’altro canto nei contesti territoriali in cui tali strutture sono inserite bassa è la consapevolezza l’informazione sui servizi ed attività rivolti ai minori-giovani stranieri che entrano nei circuiti penali, che alimentano stereotipi e pregiudizi che ostacolano sia la realizzazione dei percorsi individualizzati educativi e di recupero nei servizi della giustizia, che una loro piena reintegrazione sociale e lavorativa al termine del provvedimento penale in quanto privi delle minime condizioni necessarie per una vita sociale regolare (titolo di studio riconosciuto, adeguata preparazione professionale, documenti per l’accesso al lavoro, ecc). C’è quindi la necessità di avviare azioni di comunicazione sociale in grado di sensibilizzare sul tema i contesti territoriali per contrastare una cultura discriminatoria che penalizza i minori e i giovani stranieri  inseriti nelle strutture penali in Italia e favorire quindi la loro re-integrazione sociale e lavorativa. In particolare si evidenzia la priorità di agire nella direzione di allargare la possibilità di conoscere e accedere alle opportunità formative, professionali e di transizione al lavoro, elementi essenziali per una reale integrazione di questi giovani nel tessuto civile nazionale e come antidoto al loro coinvolgimento in attività illecite.

 

Schede di approfondimento:

Progetto OLTRE LA DISCRIMINAZIONE - Comunicazione sociale su minori immigrati e giustizia minorile
Ente Promotore e Gestore: Ministero della Giustizia, Dipartimento per la Giustizia Minorile, Direzione Generale per l’attuazione dei provvedimenti giudiziari
Progetto co-finanziato dal Programma Quadro Solidarietà e Gestione dei Flussi Migratori, 2007-2013
Fondo Europeo per l’integrazione dei cittadini dei paesi terzi.
Autorità Responsabile Ministero dell’Interno DLCI - Dipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione, Direzione Centrale per le Politiche dell’Immigrazione e l’Asilo

Realizzato dal RTI composta da AICCRE, Istituto Don Calabria e IPRS